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Il suo significato
storico e il suo contesto geografico
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La cosiddetta Basilica - il primo tempio (550 a.C.)

Il cosiddetto Tempio di Cerere (500 a.C.)

Il cosiddetto Tempio di Poseidone (o di Nettuno),
il più spettacolare esempio di architettura religiosa greca (450 a.C.)
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Qui, in questa splendida valle tra mare e monti, i
Greci, provenienti da Sibari, hanno trovato la migliore atmosfera per
esternare la loro creatività e la loro ansia di vivere. Qui il loro
dinamismo e la loro vivacità intellettuale hanno dato impulso ai loro
sublimi ideali, il primo dei quali è stato quello di vivere in pace e in
armonia con gli dèi dell’Olimpo. L’equivalente parola latina di armonia è
“concordia”. Mentre però la seconda è un concetto sociale, la prima invece
esprime un concetto spirituale tipica di un popolo che si caratterizza per
una profonda visione metafisica della vita.
Il Museo Nazionale conserva ed esalta, attraverso un
razionale percorso espositivo di cui la Sala Romana è il punto d'arrivo,
opere d’arte di grande valore storico e artistico tra le quali le 35
metope arcaiche dell’Heraion alla Foce del Sele, una ricca collezione di
vasi dipinti e di affreschi tombali del periodo lucano (350 circa a.C.)
nonché la Tomba del Tuffatore (470 a.C.), unico esempio di pittura murale
greca le cui immagini, note in tutto il mondo grazie al defunto Prof.
Mario Napoli, suscitano sentimenti di profonda commozione e dànno a questa
città una dimensione culturale di grande prestigio facendone il punto
focale della cultura greca.
Secoli
di storia e di fede profonda negli dèi dell'Olimpo sono sotto gli occhi di
chi oltrepassa il Sele per saperne di più sui Greci, un popolo
straordinario, del cui pensiero la nostra vita è permeata e della cui
civiltà Paestum è la più alta espressione.
Una grande quantità di pietra calcarea (il cui
ingrediente essenziale è il carbonato di calcio - CaCO3), almeno 30
milioni di metri cubi, esiste nel sottosuolo di Paestum di cui appena l'1%
è stato preso per costruire templi, case, tombe e mura difensive.
Sembrerebbe che Aristotele, definito da Dante come il maestro di color che
sanno, abbia descritto il territorio di Paestum, come se avesse visitato
la nostra città e l’avesse considerata un modello da proporre agli
urbanisti greci.
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La cosiddetta Tomba del Tuffatore
(470 a.C. - unico esempio
di pittura murale greca esistente al mondo)
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L'eredità culturale trasmessaci
con grande generosità dai Greci, si è ulteriormente impreziosita con la
scoperta di questa tomba affrescata che, dall'immagine riprodotta sulla
lastra di copertura, è stata battezzata, dal Prof. Mario Napoli, Tomba
del Tuffatore. Il tuffo del giovane in un specchio d'acqua, quest'ultima
simbolo di purificazione, non ha un valore narrativo, nel senso che non
si tratta di una tomba in onore di uno sportivo, ma bensì ha un valore
allegorico o simbolico. Il tuffo rappresenta la fine della vita sulla
Terra, l'inizio della vita ultraterrena, cioè il ritorno alla vita in un
nuovo mondo, lontano dalle quotidiane miserie.

La tomba è databile
attorno al 470 av. Cr., cioè l'epoca d'oro della civiltà greca. Le scene
delle lastre laterali rappresentano un simposio, cioè l'atto finale di
un banchetto funebre in onore del defunto. Dopo la sepoltura gli amici
vogliono ricordarlo bevendo in suo nome e in suo onore parlando degli
aspetti più salienti della sua vita terrena. Fino ad oggi questa tomba è
l'unico esempio di pittura murale greca esistente al mondo di qui la sua
rarità, quindi la sua preziosità. Il desiderio di ammirarne l'eleganza e
la sintassi decorativa spinge ogni anno, a Paestum, centinaia di
migliaia di visitatori il cui spirito gioisce profondamente al suo
cospetto. |
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Estremamente fertile è la porzione di pianura,
territorio del Comune di Capaccio di cui Paestum è frazione, che si
estende dal mare ai monti per una superficie di 112 kmq. bagnata da
quattro fiumi il più grande dei quali è il Sele, confine naturale a Nord,
alla cui foce i Greci si insediarono la prima volta verso il 600 a.C.
Vi si produce di tutto in questa fertile pianura scelta
dagli antichi Greci come sede del loro insediamento: soprattutto carciofi,
pomodori, fichi, uva, asparagi, melanzane, fragole, cavolfiori ma anche
tanta verdura e altrettanta frutta.
Fantastica è l’armonia di
colori che colpisce l’occhio di chi porta nel cuore una grande sensibilità
per il Creato: dal giallo dei limoni al verde intenso di tutti gli
ortaggi; dal rosso fuoco delle rose e dei papaveri al colore viola della
cercis siliquastrum, cioè il tipo di albero al quale Giuda
Iscariota pose fine ai suoi giorni dopo aver tradito Gesù.
Se vasta è la gamma
degli ortaggi, altrettanta vasta è anche la gamma delle specialità
gastronomiche i cui ingredienti sono frutto di questa generosa terra del
Sud dove esiste un equilibrio climatico che la rende simile alla
California.
La mitezza
del clima è anche la ragione per la quale il vino prodotto nell’area di
Paestum, di Agropoli e dintorni, soprattutto nella parte collinare,
comincia a conquistare mercati sempre più grandi sposandosi molto bene con
la varietà delle carni, dei formaggi, del pesce e dei prodotti conservati
sotto aceto e sott’olio.
Ed è in questa area
geografica, a ridosso del Cilento, che il concetto di dieta mediterranea
trova il suo punto di forza. L’assunzione di ciò che la natura ci dà in
abbondanza e cioè pasta, olio di oliva, vino, formaggio, legumi, ortaggi
vari, il tutto combinato con gli antibiotici naturali (peperoncino, aglio,
cipolla ecc.) allungano la vita tenendo la gente lontano da quelle
patologie il cui numero, altrove, cresce sempre più.
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Particolare della Tomba del Tuffatore
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Statua in terracotta colorata riproducente
il sommo padre degli dèi seduto sul trono (510 a.C.)
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Spesso,
immerse nell’acqua simili a ippopotami (è Goethe che le definisce così nel
1787), è ancora possibile ammirare mandrie di bufale con i loro cuccioli
appena nati che esse sorvegliano e curano con infinito amore. Il loro
latte è elemento prezioso e insostituibile per ottenere la mozzarella,
orgoglio di questa terra, il cui delicato sapore è apprezzato da un
crescente numero di persone.
E poi il
mare, che qui non è solo un’immensa distesa d’acqua ma, in questo contesto
di storia millenaria, anche un invito alla riflessione, quindi uno stimolo
a veleggiare con la fantasia e a immaginare navi cariche di uomini e merci
molte delle quali non sono tornate nel porto di partenza mentre
mogli, figlie, madri e sorelle invocavano, invano, la dea Hera per farli
tornare sani e salvi a casa.
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Omero e Virgilio hanno narrato storie parallele
di eroi e di navigatori coraggiosi, Ulisse ed Enea, che hanno
girovagato su questo mare per tornare a casa dopo aver preso Troia con
l’inganno o per sfuggire alla ferocia del vincitore.
E’ spettacolo di
straordinaria bellezza quando il sole, simile ad una palla di fuoco, prima
lo lambisce poi piano piano vi si immerge tingendo l’orizzonte di cento
colori. E’ la magica atmosfera che si rinnova ogni sera quando anche gli
dèi, al tramonto, fanno ritorno nella loro celeste dimora dopo aver
trascorso una giornata con noi, umili e devoti mortali. |
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